ULISSE SARTINI

ANTOLOGIA CRITICA

Stefano Zuffi | 2018 | Storico dell’arte

Ulisse Sartini, mezzo millennio dopo, raccoglie la sfida proposta da Leonardo – “Il buon pittore ha da dipingere due cose principali, cioè l’uomo ed il concetto della mente sua. Il primo è facile, il secondo difficile, perché si ha a figurare con gesti e movimenti delle membra “ – mettendo in gioco il completo dominio della tecnica pittorica, la sensibilità verso il ritratto ed una cultura artistica di grande completezza e solidità. Già nel 2016, presentando la grandiosa Ultima Cena dipinta da Sartini, esposta nell’ambito del complesso di Santa Maria delle Grazie a Milano, parlavamo di “una pungente identificazione di ogni singola figura, in una scena di coinvolgente freschezza e di grande varietà visiva“, aggiungendo che “la palpabile, immediata verità fisionomica e psicologica di ciascuna figura si accompagna a una scansione ben ritmata dello spazio e della composizione”. Ora la serie di dipinti “leonardeschi” realizza queste premesse. Sartini infatti legge e interpreta le opere di Leonardo non per riprenderne la “maniera”, ma per renderle ancora del tutto attuali e contemporanee. Con coraggiosa serenità, l’artista piacentino di nascita e milanese d’adozione parte dai dipinti e da alcuni disegni di Leonardo, per offrirne una rilettura di grandissimo fascino, in cui la memoria dell’antico si intreccia con una nuova sensibilità, e anche con il tema dell’Embriocosmo, il vortice primigenio, flusso inesauribile degli elementi che compongono la natura, presenza molto caratteristica dell’arte di Sartini. 

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